Può essere che tu abbia un’idea da condividere e che decida di farlo attraverso il blog. Lo apri, ti documenti su come si sviluppa, “annusi” l’ipotesi che puoi farci dei (bei?) soldi. Ti ci butti, inizi a scrivere. Poi ti fermi. Le idee, seppur tante, ti sembrano “scialbe“, superficiali. Ti chiedi: “Ma davvero ha senso che pubblichi questo contenuto?“. Forse giudichi i tuoi scritti come diario personale (funzione originaria del blog). Forse hai così tante pressioni mentali sul business che hai perso di vista la bellezza del tuo intento. Magari, guardando gli altri (competitors e simpatizzanti), ti sei già fatt* venire le paturnie sul “loro sono più bravi/più avanti di me e non ha senso che ci stia anche io in questo giro, tanto ci sono già loro“. Sta di fatto, qualsiasi sia il motivo del tuo blocco, che è tutto fermo. Non scrivi, non revisioni, non ti lasci ispirare. Hai chiuso il cuore, la mente, le dita.

Come puoi trovare il senso al tuo neonato blog se tu per prim* non sai il senso di quello che fai?

La sindrome dell’impostore

Chi sono io per scrivere di questo argomento? Per scrivere di questo dovrei avere certificazioni, essere qualificat*, lavorarci di professione? Quante volte l’hai pensato? In realtà, il blog è solo un blog.

E’ vero che ci sono blog con influenza sociale, politica, mediale, economica ma è anche vero che le persone “comuni” possono vivere una fase di startup con il proprio blog. In questa fase di startup, quello che conta non è l’attestato di frequenza o la quota saldata a qualche ordine.

Quello che conta è:

  • chiederti che cosa vuoi dare alle persone che ti leggono (per es. il mio blog dà consulenze gratuite a chi legge)
  • riconoscere cosa vuoi ricevere dai tuoi utenti e lettori
  • sentire se l’argomento che hai scelto è veramente quello di cui ami profondamente parlarne
  • aprire gli orizzonti mentali rispetto a tutto ciò di cui potresti parlarne
  • fare dei test per sentire, innanzi tutto, TU come stai quando scrivi di un determinato argomento
  • ascoltare il tuo corpo quando scrivi e cioè se il tuo corpo è a suo agio o se hai tensioni, ansie

Questo viene prima del piano editoriale e dell’eventuale business plan intorno al tuo blog.

Se ti stai forzando a fare qualcosa che non ti piace del tutto, se ti fai del male rifiutandoti di mettere in discussione l’idea, se ti punisci perché non ti dai il permesso di cambiare idea, se non ti perdoni per eventuali considerazioni che giudichi errate riguardo al blog, come puoi trovare la tua fluidità? Il senso di un blog arriva facendo spazio. Pulendo, con estrema onestà e grande energia volitiva, tutto ciò che non è più utile per te (e per lui).

Lavorare sui contenuti

Il blog è l’occasione per vedere, da infiniti punti di vista, l’argomento che ami.

Lo puoi trattare in milioni di modi diversi e puoi personalizzare la tua scrittura con uno stile o con più stile, avvicinando i lettori proprio per la tua verve scrittoria. E’ vero che esistono blog informativi ma quei blog vengono usati dall’utente come si usa il bugiardino del medicinale.

Vuoi questo per il tuo blog? Preferisci crearti una community di persone che rispondono ai tuoi post e che si sentono libere di dirti quello che pensano? Ti piacerebbe venire condivis* nei social e basta oppure vorresti ricevere, via e-mail, le storie personali delle persone che, leggendoti, rispecchiandosi, trovano un conforto?

Questa è una decisione strategica basilare per il tuo blog. Viene prima della scelta dell’hosting, a parer mio. Perché si tratta di relazione, non solo di guadagno. Il guadagno arriva con la relazione e con il business plan. La relazione avviene solo se due o più anime si incontrano e trovano qualche aggancio per risuonare o frizionare insieme.

Potrei elencarti infiniti esercizi per lavorare ai contenuti del tuo blog ma non lo farò perché ti riporterei nei devo-devo-devo e nelle riflessioni razionali da business plan. Ti invito, invece, a prendere carta e penna e a scrivere, per 10 volte, cambiando la parte finale con la prima parola che ti viene in mente:

  • il mio blog per me è __________

Quando avrai finito, mettici accanto ad ognuna delle dieci parole, la parola contraria. Quando hai finito, fermati e senti come stai. Adesso, per concludere, poni un punto di domanda alla fine di ognuna di queste frasi. Rileggile e senti cosa nasce. Prenditi il tempo per scrivere tutte le riflessioni, così come vengono, senza giudizio e senza paura. Le leggerai solo tu e, con te stess* , puoi essere sincera.

La paura del confronto con gli altri nel blog

A volte succede che si smetta di scrivere il blog perché qualcuno ci ha criticati duramente, magari umiliati oppure solo per la paura di far arrabbiare qualcuno o di venire denigrati in pubblico. La paura di non saper rispondere, di non riuscire a gestire l’emotività, di perdere le staffe, di trasformare un luogo calmo in un carnaio è legittima.

Puoi fare tre cose:

  • Decidere le TUE regole di belligeranza e cioè quel confine che ti riconosci come limite per intervenire “a brutto muso”, nel caso di necessità (dal bannare al rispondere)
  • Lavorare sulla tua autorevolezza e sul tuo diritto di esistere
  • Dedicare uno spazio di riflessione al come ti fa sentire l’idea di essere attaccat* personalmente, a livello intimo, per quello che credi o fai e che metti a disposizione.

Parti sempre da come stai, dove senti le emozioni, quali pensieri ti attraversano, quali ricordi e lavoraci su, nei modi, nei tempi e con i professionisti che ritieni opportuni.

Darti il permesso di risplendere è un’occasione di crescita personale preziosa.

Per questo, abbandonare il blog potrebbe non essere una buona idea… ma sta a te decidere cos’è meglio per te.

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