Il mio ruolo nel mondo – Tirocinio in gestalt coaching

Claudia (nome di fantasia) ha attivato il suo percorso di tirocinio in gestalt coaching portando la richiesta di trovare sicurezza nella sua nuova veste professionale. Dopo aver lasciato il lavoro dipendente, Claudia ha aperto la partita IVA trasformando la passione cinofila in un vero e proprio lavoro. Questo passaggio si è intersecato anche con il cambio di status sociale, da compagna a moglie. L’esperienza di coaching è stata esplorazione dell’emotività dei due passaggi di ruolo, definizione dei nuovi confini ed individuazione delle sue risorse personali per stare nella nuova realtà. In ambo i casi, l’apertura dell’attività freelance e il matrimonio sono state due scelte a lungo ponderate. Lo scopo del tirocinio è stato di accompagnare la persona nel trovare le risorse in sé stessa per sentire la propria sicurezza interiore.

Primo incontro – La paura del vuoto

Il fulcro del primo incontro è stato il vuoto e l’esplorazione del significato, del senso e delle emozioni che Claudia provava stando a contatto con il vuoto. Questa parola è emersa verbalizzando la novità del passaggio fra la certezza del guadagno come dipendente e l’incertezza del fatturato da partita IVA. Un momento molto significativo è stato il dare forma e confini a questo vuoto attraverso l’immaginazione e ciò ha attivato la sensazione di sete. L’accoppiata simbolica dell’essere assetata, del tenersi assetata in relazione al vuoto ha permesso a Claudia di indagare quando, come e con cosa si manteneva in una condizione di assenza di risorse per la sopravvivenza. Abbiamo fatto un passo in più per visualizzare risorse alla sua portata, attivabili per placare quella sete, riempire quel vuoto o stare meglio nell’assenza.

Secondo incontro – Il mio tempo

Da una richiesta sulla gestione dell’orario di incontro è emersa la modalità di gestione degli impegni di Claudia. Il suo uso del tempo e le emozioni correlate, le reazioni corporee, le hanno permesso di fare ancora esperienza di vuoto e di quanto sentisse la necessità di verbalizzare le riflessioni sul cambio di ruolo sociale, da compagna a moglie. Esplorando il senso e i significati delle parole “ruolo” e “moglie“, abbiamo trovato un’occasione di crescita personale comune anche all’ambito professionale. Avere un ruolo, definire il suo ruolo, tenere il ruolo sia quando le cose vanno bene sia quando sono più sfidanti vuol dire dare dei confini alla propria identità. Riconoscendo il suo tempo nel verbalizzare a voce alta con qualcuno i pensieri al riguardo, Claudia ha potuto riconoscere le dualità. In conclusione, l’invito ad esplorare il ruolo ha aperto la strada verso il rinnovamento della sua sicurezza.

Terzo Incontro – Mi do sicurezza

Riformulando la richiesta iniziale per individuare quale delle due situazioni era più significativa, abbiamo esplorato la parola “sicurezza” per orientare l’incontro verso l’obiettivo del tirocinio. Utilizzando il “cosa” e il “come” siamo scese nelle attività concrete che può fare per darsi le sicurezze che cerca rispetto alla partita IVA. Il corpo ha iniziato a parlare attraverso il prurito. Lasciando spazio e voce a questo prurito, Claudia ha verbalizzato il bisogno di fare, di ingolfarsi, la necessità di andare avanti veloce e quanto la lentezza la “urticava“. Le sue auto pretese le prudevano in contrasto con le situazioni di passaggio, che ancora richiedevano del tempo.

Continuando a lavorare sulla parola “sicurezza“, Claudia ha visualizzato il mare come abilità di saper nuotare in un ambiente altamente sfidante e pieno di imprevisti, che può essere tanto calmo quanto in movimento. Riportando l’immaginazione alla concretezza nel mondo reale, Claudia ha riconosciuto come può “galleggiare“. Lavorando sui “devo” e sui “voglio”, ha focalizzato cosa sceglie di fare per darsi sicurezze. L’incontro si è concluso con la sua frase: “Voglio trovare sicurezze per me“.

Quarto incontro – I pesi sulle spalle

La sessione online è iniziata con  la cliente nel letto per il dolore alla spalla. Partendo dal corpo, l’ho invitata ad esplorare questo dolore e i significati connessi, focalizzando la parola “pesantezza” con l’immagine di una cavigliera che rallenta il movimento. Riportandola ad un piano pratico e concreto, le ho chiesto di declinare al presente questo concetto e di esprimere le situazioni e le modalità con le quali vive questa cavigliera che rallenta.

Mano a mano che parlava, il suo corpo riprendeva movimento fino a non dolere più eccessivamente. Le ho chiesto come può utilizzare le riflessioni emerse confrontandosi con la libera professione: ha espresso le parole “progetto”, “allenamento”, “organizzazione” come strade che le danno la percezione di sicurezza e di rispetto dei suoi tempi.

Abbiamo lavorato sulla sua esperienza nella chiusura delle fasi di vita come dipendente e come convivente. Ha rimandato che, per riuscire a fare quel salto nel vuoto, sente il bisogno di struttura attraverso le parole di cui sopra. Ha chiuso l’incontro con la parola “energia”.

Ultimo incontro – Indispensabile per me

Durante l’ultimo incontro abbiamo cambiato setting: l’ho raggiunta nel suo nuovo spazio di lavoro e abbiamo iniziato la sessione proprio focalizzandoci sulle diverse emozioni che provava pensando al suo lavoro da casa o nella sua sede. Dalle parole, indagando i significati e il senso delle esperienze, sono emersi pregiudizi appresi e convinzioni limitanti. Claudia si è data il permesso di stare con questi pensieri, di darne forma e sostanza ed è riuscita a vederli per quello che sono, sentendone l’effetto e comprendendone l’utilità.

Lavorando sulle parole chiave che ha espresso nel colloquio, è apparsa forte e chiara la voglia di essere ancora indispensabile per qualcuno. Rendersi conto che, adesso, la persona per cui può essere indispensabile è sé stessa le ha permesso di riconoscersi l’importanza centrale nel suo nuovo lavoro.

La sicurezza che andava cercando, infatti, parte da lei, parte dall’ascolto dei suoi bisogni, dal darsi un confine per occupare il proprio spazio, con il ruolo scelto per volontà, con convinzione.