autorizzarsi a provare gestalt coaching

Autorizzarsi a provare – Tirocinio in gestalt coaching

Uno dei percorsi di tirocinio in gestalt coaching che ho seguito formandomi come coach, ha riguardato la storia di Mia (nome di fantasia) e le sue aspirazioni professionali equestri. Mia è una giovane donna che ha tentato la libera professione ed è capitolata nell’impiego dipendente.

Attiva il suo percorso di tirocinio in gestalt coaching con me perché vuole capire cosa scegliere riguardo ad un sogno nel cassetto. Si tratta di un progetto sperimentale, che nasce dalla sua passione per il mondo esoterico ma si manifesta in concomitanza con la parte finale di una relazione di coppia complessa, chiusa con criticità.

Mia ha perso la propria bussola interiore, fatica a scegliere, a sentirsi, a riconoscere le proprie priorità. Se immagina i suoi piedi, questi sono bloccati da radici. Ogni idea creativa resta ai blocchi di partenza perché non si sente sufficientemente competente per osare esporsi al pubblico.

L’obiettivo del nostro percorso è scegliere che cosa fare rispetto al suo progetto.

Primo incontro

Ci siamo incontrate intorno alla parola “esperimento” e, indagando il significato che aveva per lei questa parola, Mia ha fatto esperienza corporea, sensoriale, immaginativa e, infine, pragmatica del senso che ha oggi, per lei, il suo progetto. Indagando le sue espressioni verbali, siamo approdate nel mondo del potere personale. Abbiamo dato forma alla sua pesantezza, confini ai blocchi. Abbiamo identificato la paura del giudizio degli altri, la necessità di chiarezza, il controllo e la paura di sentirsi di nuovo in errore. Da questa esplorazione, Mia ha riconosciuto il potere che lei stessa dà agli altri intorno agli ambiti importanti della sua vita e della sua identità di persona. Dall’invito alla riflessione sul come, nel concreto, lascia il potere agli altri, abbiamo concluso con il cosa può fare per riappropriarsi del suo potere nella sua vita.

Secondo incontro

Dall’esercizio individuale che Mia ha svolto tra un incontro e l’altro, sono emerse le parole “correttezza” e “tecnica”.

La nuova sessione si è aperta indagando i significati di Mia riguardo alla parola “Correttezza” e cosa voleva dire per lei comparata al suo progetto, come la cerca, quanto è disposta ad essere “poco corretta” e “imperfetta“. Approdando nel mondo delle certezze ed indagando come cerca e come può darsi certezze riguardo alla correttezza del suo progetto, siamo arrivate al movimento. Il suo corpo ha manifestato energia, movimento, intensità e, dando voce all’agitazione, il bisogno di rispettare i suoi tempi ha fatto capolino tra le parole.

L’indagine sulla relazione di Mia con il tempo, ha raccontato come questo sia una risorsa per tenere a distanza gli altri. Lo stare nella zona di comfort, utilizzando il tempo come strumento difensivo, le toglieva energia, entusiasmo, autostima. Mia ha riconosciuto la sua volontà di mettere dei confini alle persone per tutelare quella parte che, invece, vuole autorizzarsi alla libertà.

Terzo incontro

Riprendendo a lavorare sui concetti emersi intorno all’uso del tempo, sono emerse le contraddizioni fra il significato di “buono” e le azioni che lo codificano ma che lei giudica come sbagliate e negative per sé. Le ho chiesto di immaginare cosa farebbe se avesse del tempo per sé e come può trasferire questa leggerezza nella sua vita di ora. Portando le riflessioni dal personale al professionale, è emerso il peso dei giudizi sulle sue idee. In particolare, è emerso il legame di questi giudizi con una persona del passato, il cui pensiero è stato sentito come importante per Mia. Non era ancora il tempo, però, di indagare la relazione e l’impatto nell’oggi. Mia è restata con sé, sentendosi nelle contraddizioni, nei blocchi, negli stalli che ancora la popolavano e le rimandavano un’immagine negativa di sé.

Quarto incontro

La resistenza è emersa attraverso la fatica nel fare l’esercizio assegnato e, indagando questa ritrosia nei suoi sensi e significati, abbiamo visualizzato il blocco con forma fisica, luogo e struttura di blocco. Ora, davanti agli occhi, Mia aveva una porzione significativa delle frasi che si diceva quando sceglieva di sabotare il suo incedere nel mondo. L’atmosfera creatasi mi ha permesso di utilizzare l’irriverenza, l’ironia, la risata, la battuta per aiutarla a sfondare la porta che era pronta ad aprire. Cosa accadrebbe – le ho chiesto – se tirassi un calcio a questo blocco? Quanta voglia hai di essere maleducata? ho rimbeccato con il sorriso ed un filo di audacia. D’un tratto, la sua energia è cambiata, liberandosi, attraverso i movimenti del corpo, dalle polveri sottili ma pesanti delle limitazioni auto imposte. Le parole sono diventate più veloci, il botta e risposta molto incisivo anche se di significato. Sono emersi tanti “devo” e, per ognuno, abbiamo lavorato per incontrare il “voglio“. Concludendo nella concretezza, le ho chiesto che cosa se ne faceva di tutte le consapevolezze emerse durante l’incontro. La sua risposta ha prodotto la parola di chiusura come “impegno verso sé“.

Quinto incontro

Ritornando all’obiettivo primario del nostro incontro (capire cosa fare del suo progetto), Mia sente di aver preso una decisione e sente anche di voler dare spazio a qualcosa che, negli incontri precedenti, era rimasto sullo sfondo, comparendo, di tanto in tanto, appena di sfuggita. I cavalli. In questo incontro, infatti, il progetto dai tratti esoterici viene messo da parte in favore della riscoperta della relazione con i cavalli, sua vera passione, sua passione profonda. Passione interrotta nell’insieme delle circostanze nate con la rottura della relazione appena accennata in precedenza.

Indagando questo universo di significati, lavorando sull’esperienza di chiusura del progetto, chiusura della relazione e concessione del permesso di provare un nuovo modo di fare le cose, Mia si è ricongiunta con i cavalli. Si teneva a distanza da questa fonte di energia e crescita perché per lei il cavallo significava l’insieme delle esperienze verbali e fisiche vissute con l’ex. Ora Mia ha l’opportunità di esplorare nuovi significati ed esperienze intorno al cavallo trovando il senso che ha per lei investire la sua vita con questi animali.

Considerazioni a margine

Lavorare con la metodologia della Gestalt permette di agire sulla prospettiva: quello che è davanti non è la cosa più importante perché dietro, sullo sfondo, c’è un mondo da esplorare pieno di senso e di significato per la persona.

Accordarsi il permesso di seguire il proprio cuore è un viaggio e, quando il momento è arrivato, il corpo, l’anima, la mente lo sente e segue il cambiamento, agevola la trasformazione concreta, le azioni pratiche, senza fatica. Con gioia.