Non ho nessuno con cui parlare della morte del mio cane” è una delle frasi che ascolto più spesso quando incontro un nuovo cliente. Poter parlare della morte del proprio cane con qualcuno, liberamente, per tutto il tempo che serve, senza giudizio e senza limiti nel ricordare gli annedoti e i momenti importanti è ciò che porta le persone a scegliere il mio percorso di coaching specifico per la morte del cane.

Poterne parlare, potersi esprimere, potersi liberare, poter ripercorrere la storia, capire i nessi di causalità e dire, a voce alta, l’amore per il proprio cane, è importante.

Come coach, il mio compito è ascoltare e fare domande attivanti potenzialità: questo ti permette di parlare liberamente ricostruendo il senso e il significato del tuo cane attraverso le parole, le sensazioni, l’ascolto di te.

Vediamo insieme che cosa puoi fare quando non hai nessuno con cui parlare della morte del cane.

Il diario dei pensieri

Per quanto sia uno strumento “antico” e romantico, scrivere rappresenta ancora un canale per sciogliere le emozioni e dare un punto di appoggio ai pensieri che ruotano su sé stessi. Scrivere è un atto creativo, è un dare forma, puoi farlo in tanti modi. Analitico, poetivo, creativo, emozionale, empatico, fiabesco: scegli tu, se la scrittura diaristica è la forma che meglio si adatta ai tuoi sentimenti, alle tue necessità di emersione dalle nubi del silenzio.

Il mio consiglio è di scrivere ogni qual volta ne senti la necessità e di tenere con te sempre un quaderno per appuntare idee, riflessioni. Alcuni propongono la scrittura atuomatica giornaliera di almeno tre pagine, prima di colazione. Io ti invito a seguire il tuo sentire e a dedicarti alla scrittura se senti che, attraverso questo strumento, puoi davvero autorizzarti alla libertà e all’onestà nell’esprimerti.

Parlare con qualcuno della morte del cane

Spesso le persone intorno a chi vive il lutto animale dedicano poco tempo all’ascolto pieno della persona in lutto. Viene semplificata la soluzione attraverso gli inviti all’adozione, le banalità e le banalizzazioni, la comparazione con altri lutti. Trovare chi si siede a fianco a te e, in silenzio, ascolta il tuo parlare della morte del tuo cane, è qualcosa di raro, prezioso. Io lo faccio perché ci sono passata e riconosco il valore, l’importanza fondamentale di questo atto trasformativo.

Per questo, quando un cliente attiva il percorso di coaching con me, non metto mai limiti alla quantità di volte la persona ripercorre il suo amore per il suo animale. Aiuto a trasformare questo bisogno di parlare in coscienze da prendere. Ho visto più e più volte quanto la persona si senta liberata dopo un ascolto pieno, dopo aver dato ascolto al corpo e ai sentimenti, senza la vergogna di chi piange per la morte del cane.

Va bene parlare della morte del cane, soprattutto se questo ti aiuta a vedere che cosa vuoi veramente per te, adesso.

Parlare della morte del cane

Esiste un modo giusto per parlare di questo evento? Come si riconsce il momento in cui non ha più senso parlarne? Quando si deve smettere di raccontare o di scriverne al riguardo?

Nel mio metodo di coaching, la risposta risiede nel sentire e ciò nel riconoscere nel corpo quando qualcosa si è compiuto e può lasciare spazio al nuovo. Questo movimento porta in primo piano nuove esigenze e trasporta nella memoria ciò che è pronto per essere calmato. Non dimenticato, calmato. Nella nostra memoria, tutto viene immagazzinato e ha un suo spazio e così accade anche nel cuore, dentro l’anima, nelle viscere più profonde del nostro amore per quell’animale così speciale.

Sono davvero disponibile ad ascoltarti parlare della morte del tuo cane perché so che ti posso aiutare a trovare il bandolo della matassa.

Proviamo a parlarne insieme a capire come personalizzare eventualmente il percorso di coaching affinché risponda perfettamente alle tue esigenze di accoglienza e supporto.

Il mio obiettivo, come coach, è la tua serenità e il tuo equilibrio e questo passa, inizia e si trasforma grazie alla parola, al parlare, al parlarne oltre la solitudine.

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