Al cinema con la Gestalt

Maverick e il post lutto Top Gun, un’interpretazione gestaltica

Chi non conosce Maverik, il protagonista di Top Gun interpretato da Tom Criuse nei film diretti da Tony Scott (1984) e Joseph Kosinski (2022)? Nella nuova pellicola già campione d’incassi, Maverick è un eroe caduto, danneggiato da sé stesso e protetto, fino a quando ha potuto, dal suo ex collega diventato superiore in grado, Ice.

Le sue modalità di essere lo penalizzano, nella carriera. Maverick non impara a gestire senso di giustizia, calcolo del rischio ed istinto. Subisce trasferimenti come punizione per le sue azioni giudicate scellerate. Fino a quando c’è bisogno di quelle caratteristiche e quelle esperienze per raggiungere risultati record.

Tornando alla Top Gun, forma la squadra di aviatori navali che dovrà disintegrare un nucleo di armi nucleari in costruzione mediante manovre tattiche ad altissimo rischio in territorio nemico controllato massicciamente e complesso a livello geografico. Il suo successo, il successo del team e della missione poggia le basi dall’integrazione dei limiti come tratto distintivo potenziante, che differenzia i suoi piloti dai piloti nemici.

Maverick oggi è un uomo adulto, che ha ancora l’arroganza della sua gioventù, l’audacia del visionario, la sfrontatezza di chi sa di valere. E’ provato dal tentare di stare alle regole degli altri perché questo adattarsi lo vive come una negazione del suo potenziale. E’ ancora molto turbato dalla morte di Guss, suo amico e compagno di volo. Quando incontra il figlio dell’amico, persona che ha tentato di proteggere scegliendo per lui, l’evoluzione interiore di Maverick si fa avvincente. Top Gun Maverick non è più solo un film su voli spettacolari, diventa il viaggio dell’eroe in pieno stile, da manuale.

In questo nuovo film, Maverick conclude il post lutto, accede alle sue risorse adulte, trova il modo per essere padre, diventa uomo integrando radici e audacia.

Maverick: primo piano, figura sfondo

In primo piano, lo spettatore ha la classica storia Top Gun, quella che, tutto sommato ti aspetti e dai per scontata. Conoscendo Maverick, infatti, sai che le sue modalità e il temperamento irriverente lo hanno penalizzato nella carriera e sai che ha trovato soluzioni che gli hanno permesso di restare nell’aviazione, volare, essere riconosciuto per il valore professionale sul campo. Questo lo spettatore lo dà per scontato.

Non c’è alcuna innovazione in questo, è così perché questa è la modalità di Maverick, quella che resta in primo piano durante tutta la durata del primo film e che avvia il secondo lasciando lo spettatore in un bacino di confidenza, in cui trova i punti cardinali della prima storia.

C’è tutto. La moto, i ryban, il giubotto Maverick, gli aerei di vecchia venerazione e quelli supersonici, gli alti generali che vorrebbero bloccarlo e lui supera le loro aspettative per dimostrare che è capace.

Quello che è diverso è come affronta il post lutto incontrando il figlio di Guss. Come decide di fermarsi in una relazione d’amore matura, come afferma le sue abilità umane e professionali sul lavoro, senza aver bisogno di ulteriori aiuti per “salvarsi il fondoschiena. Sullo sfondo, infatti, abbiamo il senso di colpa, i rimpianti, l’incontro paritario con una donna che lo stimola intellettualmente ma che non è una conquista da trofeo. Il suo ruolo come padre putativo (del figlio di Guss) e come padre futuro (della figlia della nuova donna).

Diventare padre, diventare uomo, diventare professionista centrato e affidabile è il viaggio dell’eroe. E’ il motivo per il quale le persone pagano il biglietto. E’ il motivo per il quale è accaduto il successo planetario rispetto al film. Sono temi profondi, che agiscono nello sfondo di ogni persona, declinati al femminile e al maschile. Temi grazie ai quali ci si può interrogare, rispecchiare, ascoltare, sentire e crescere.

Il potenziale nelle imperfezioni

Maverick è incontrollabile, non si sottomette, non si manipola. E’ arrogante, spericolato, competitivo, intransigente, duro. Alza il livello delle performance costantemente. Temerario, non aspetta che qualcuno gli dia il permesso per agire. E’ un talento che non puoi controllare e che, proprio perché non lo imbraghi nei ranghi della disciplina, lo giudichi e lo disprezzi umanamente. Maverick è un uomo che fa paura per il suo potere personale, che viene gestito con una concessione minima di potere, rispetto al suo potenziale. Questo è quello che la società e il mondo del lavoro fa quando si tratta di avere a che fare con persone fuori dagli schemi, extra ordinarie e superiori alle normali competenze della massa.

Questi stessi difetti diventano potenzialità nel momento in cui si presenta la situazione idonea, che può essere sbrogliata solo grazie ad una persona fortemente convinta di potercela fare. Come dice Maverick: “La differenza non la fa l’aereo ma il pilota“. Maverick, anche in questo caso, non aspetta che siano gli altri a dargli il permesso di essere sé stesso. Dopo alcuni momenti di crisi e di dubbio, sceglie di affidarsi al suo sé più vero. Presta ascolto alla sua voce interiore, quella che gli dice che le sue intuizioni sono corrette. Ancora una volta, Maverick ricorda al mondo che essere sé stessi è un valore e che solo la persona ha il potere di determinare il corso della sua vita facendo affidamento sul suo modo distintivo di essere.

L’arroganza diventa risultati nei fatti. La sfrontatezza diventa manovre tattiche che salvano la vita a tutto l’equipaggio e disintegrano la flotta nemica. L’estro creativo permette a Maverick di vedere la soluzione strategica laddove per gli altri militari c’era solo pericolo. Il tuo talento nel volo diventa la molla che permette ai suoi allievi di andare oltre le loro stesse arroganze per accedere ad un livello superiore di competenza.

I limiti sono la via maestra per la creazione di questa competenza manifesta avanzata perché uniti al talento di ognuno.

Questa è la forza di Maverick e questo è il messaggio gestaltico più forte del film.

Il post lutto in Top Gun

La morte di Guss è, per Maverick, una Gestalt Aperta cioè un’esperienza di senso e significato che non è stata chiusa. Restando aperta, ha ancora delle recrudescenze nella vita del protagonista e ha il potere di condizionare emozioni, scelte, potere personale e risultati.

Nel pieno stile americano e nella più tradizionale strategia di storytelling, gli autori aiutano Maverick a superare il lutto per Guss mettendolo a confronto con il figlio dell’amico e con situazioni identiche a quelle vissute nel trauma di Maverick. Rooster, aviatore anch’esso, anch’esso incluso nella squadra per la missione ad alto rischio.

Il confronto fra i due è sempre aspro ma, mano a mano che la sceneggiatura procede, l’anziano Top Gun si conquista, nei fatti, la credibilità agli occhi del ragazzo. Maverick lo protegge mantenendo il segreto delle richieste della madre sul punto di morte. Lo mette in discussione sul piano professionale.

Entrambi si aiutano a superare loro stessi, sfida dopo sfida, cercando una relazione oltre il ricordo dell’incidente, oltre i rancori.

In questo caso, il potenziale si manifesta durante il combattimento quando entrambi, insieme, riesco ad attuare imprese straordinarie proprio grazie alla collaborazione, all’affiatamento, all’affetto e alla fiducia reciproca.

Infine, il passato viene lasciato al passato quando, davanti all’ipotesi di un nuovo lancio in volo con paracadute in emergenza, quello che è accaduto a Guss non accade.

Entrambi si liberano dalla funesta profezia di morte, che avevano assunto a mentore nel corso della loro esistenza. Il passato non ritorna, il destino è diverso, è tuo. Sei, sono, siete liberi.

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