Ieri sera si è tenuta l’ultima serata ospitata dalle Pari Opportunità presso il Comune di Basiliano sul tema Google e dati personali. Una delle domande implicite dell’incontro è stata proprio. “Come ci spia Google?” e ancora “Google ci spia?”. Per capire effettivamente che cos’è Google, cosa muove questo colosso, come è cambiato nel tempo, abbiamo fatto un viaggio a ritroso fino al lontano 1998, quando ancora c’era solo il “vecchio” Google inteso come motore di ricerca agli albori. Ci siamo mossi dalla nascita di Blogspot, la piattaforma blog di Google, a Chrome, il browser, fino al 2012, quando nacque il quarto esperimento social Google chiamato Google Plus. Ne abbiamo indagato le caratteristiche e i motivi che hanno portato alla chiusura di un’idea senza innovazione e senza punto diversificativo sulla concorrenza. Cos’ abbiamo capito da questo excursus?

Democrazia: la leva di Google

Google nasce come strumento democratico inteso come strumento che dà la possibilità a chiunque abbia una connessione internet di cercare, trovare, esprimere, conoscere, formarsi a livello digitale, certificarsi, vendere, comprare, senza distinzione di sesso, razza, orientamento politico o altro. E’ uno strumento super partes, promuove la libera espressione, è a disposizione anche della politica e del non profit per svolgere il proprio operato divulgativo. Tutela il diritto delle persone di conoscere i fatti anche se l’interessato non ne è pienamente felice (diritto all’oblio).

Questa garanzia si poggia sulla necessità di Google di garantire la tutela della fiducia delle persone che lo frequentano in tutti i suoi ambiti. E, se il flop di Google Plus lo ha portato a rivedere, approfondendo, il suo concetto di value proposition e unique selling proposition, la centralità della fiducia dell’utente lo ha spinto a perfezionare, anno dopo anno, i suoi complessi modi per tracciare dati. Perché, come abbiamo visto, dove c’è tanto gratuito, c’è tanto guadagnato in altri ambiti. Come per Facebook, l’income di Google passa attraverso i dati degli utenti. Non venduti a terzi per scopi non inerenti alle proprie policy, ci dice. Ma utilizzati per profilare, perfezionare e tutelare a livello legale l’accesso alle informazioni importanti in caso di controversie.

Quali dati monitora giornalmente Google?

Tutti.

Sotto ogni punto di vista.

Dentro e fuori il pc e lo smartphone. Lo fa attraverso vari strumenti, chiamati facilities ovvero cose che ti facilitano la vita, ma lo fa. Che poi questi dati restino nei server e non vengano intrecciati, notificati, divulgati è tutto un altro discorso. Intanto, però, Google sa di noi:

  • tutto quello che facciamo dentro e con il browser Chrome e sistema operativo Android (ricerche, visite, tempi, preferenze etc.)
  • tutto quello che facciamo con ogni suo servizio gratuito (drive, maps, calendar, gmail, workspace, analytics, search consolle, trends ets.. )
  • ogni nostro spostamento geografico (maps, e gps del sistema android)
  • ogni movimento realizzato con i programmi a pagamento (ADS, Google Grants for non profit)
  • ogni nostra conversazione con il telefono, numeri chiamati, digitati e non chiamati, i messaggi vocali, gli SMS
  • con Google Home, della nostra casa sa anche la posizione, la temperatura, l’umidità, il grado di innovazione interno, la presenza di fumo, la tipologia di illuminazione, rileva i movimenti interni e le conversazioni
  • attraverso le applicazioni può monitorare la qualità del sonno, il russamento, i colpi di tosse
  • con le app può conoscere la qualunque sui nostri bisogni
  • ultimo ma non ultimo, conosce come sta cambiando il mondo prima che gli storici lo rilevino con certezza grazie ai volumi di ricerca di parole chiave e di interessi.

Come evitare quando Google ci spia

Non è possibile evitarlo del tutto. Purtroppo, anche agendo sulle impostazioni della privacy, ci saranno sempre dei luoghi in cui lasciamo informazioni su chi siamo, cosa facciamo, cosa cerchiamo, di cosa abbiamo veramente bisogno, cosa pensiamo etc. in Google. Perché il mondo Google è talmente intersecato con le nostre viste, incluso l’aspetto dei pagamenti e di quello che permette per semplificarci i carichi di lavoro, che è impossibile non dare dati a Google.

Anche ora, che stai leggendo questo articolo, stai dando dati a Google ed io li sto dando, scrivendo. Bisognerebbe uscire totalmente dalla tecnologia nel suo completo e in ogni settore ma questo è oggettivamente difficile.

La magra consolazione è che, come per Facebook, se ne sei consapevole, puoi fare le tue scelte. Tipo lasciare il telefono e gli smart watch a casa, uscire a fare una passeggiata con qualcuno e parlare di cose importanti senza i device dietro. E senza l’auto connessa con Android.

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