Se ti stai chiedendo come mantenere alta la motivazione per lavorare bene nei progetti condivisi, forse c’è qualcosa che vorresti cambiare. La motivazione cala quando accade disarmonia fra intenti, quando manca il riconoscimento dell’impegno. Se la fatica è costante e senza senso. Quando senti di essere da sola pur lavorando in gruppo oppure quando le tue idee non vengono mai ascoltate. Qualsiasi sia la causa del tuo calo di “attaccamento emotivo” al progetto, puoi agire per tutelare le tue energie e portare a termine l’incarico.

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Perdere il focus sui propri obiettivi è una delle prime cause del disallineamento fra motivazione e operatività. Perché hai aderito a questo progetto? Cosa volevi ottenere? Cosa volevi imparare? Cosa hai già ottenuto ed imparato e cosa ti manca, rispetto a quello che ti eri prospettata? Iniziamo da questo.

Quando hai scelto di aderire o di avviare un determinato progetto, avevi dei sogni, delle aspettative al riguardo.

Potevano contemplare le ricadute sociali del progetto stesso, le collaborazioni territoriali, l’autorevolezza del tuo nome o del tuo brand, le opportunità di networking, la tua leadership.

Quale sia stato il motivo che ti ha portato dove sei ora, a quale bisogno importante fa riferimento, dentro di te? Perché, riconoscendo il tuo bisogno alla base della tua scelta e le condizioni che ti hanno facilitato l’adesione o la creazione di questo progetto, potrai analizzare il tuo presente. Quest’analisi ti aiuterà a capire come riallinearti al tuo focus e a scegliere cosa fare.

Ti lascio alcune domande per lavorare su di te:

  • Di che cosa avevi bisogno quando hai attivato il progetto/ la collaborazione?
  • Quali obiettivi ti eri data rispetto all’esperienza individuale e di gruppo?
  • Hai aderito riflettendoci oppure d’istinto?
  • Quanti risultati sei riuscita a portare e come ti sei sentita dopo averli raggiunti?
  • Ti senti una persona migliore ora?
  • Pensi di avere ancora qualcosa da imparare da questo progetto o collaborazione o dalle persone con cui collabori?

Feedback o critiche inutili e gratuite?

La maggior parte delle persone pensa di dare feedback ma, nel concreto, esprime le sue critiche in negativo. I feedback a cui siamo abituati sono sempre un “Si ma… però….” oppure “Questo non va bene/ Questo non mi sta bene” oppure “Per me tu hai sbagliato“.

Feedback, critiche e giudizi sono tre modalità di comunicazione diversi. I feedback ti danno la possibilità di crescere. Le critiche esprimono solo la visione parziale negativa sul tuo operato. I giudizi raccontano i bisogni e le aspettative di chi sta parlando. Quello che ti serve sono feedback, quello che ti ferisce sono le critiche e quello che ti affossa sono i giudizi gratuiti sulla tua persona.

La motivazione è fortemente legata ai feedback perché siamo tutti fragili e abbiamo spesso bisogno della conferma che andiamo bene, che stiamo facendo bene. Il mondo esterno, però, rimanda sempre e solo quello che di sbagliato stiamo facendo. Le persone raramente vengono da te a manifestare la loro ammirazione perché tu (e non loro) sei riuscita a fare, a vedere, a risolvere qualcosa meglio di qualcun altro.

I complimenti sono difficili da fare perché la comunicazione si manifesta sempre sul filo del giusto/sbagliato, migliore/peggiore, superiore/inferiore. E in questo limbo duale si esprime l’apoteosi delle emozioni che inficiano i rapporti e i progetti andando a minare le basi della motivazione personale.

Quanta motivazione puoi avere, infatti, se ricevi sempre commenti dispregiativi sul tuo modo di essere, pensare, fare, scegliere, parlare? Eppure, nel mondo del lavoro, questa è una costante.

Cosa puoi fare per prenderti cura della tua motivazione quando devi ascoltare l’opinione altrui su di te?

  • Ritorna agli obiettivi della mission o del tuo incarico
  • Parti dai dati oggettivi: quello che funziona o non funziona si vede con la matematica
  • Racconta il tuo processo operativo, trova un’aree di tuo interesse
  • Formula la domanda in modo tale che la persona possa darti la sua opinione senza ledere la tua persona (per. es: “Secondo le stime che hai a disposizione, perché questo target sarebbe disponibile verso l’upgrade di questo software?” che è diverso dal dire: “Ho fatto bene a proporre questo upgrade per il target?”)

Il coraggio di chiudere: quando la motivazione è risolta

Ci sono situazioni dove restare in un progetto non ha più motivo d’essere. Perché il tuo incarico si è compiuto, hai imparato tutto quello che potevi, senti di non poter ricevere niente di più oppure hai perso, in maniera irrevocabile, la stima delle persone con cui collabori. Oppure perché vuoi aprirti a nuove opportunità e restare significherebbe solo allungare i tempi della tua evoluzione.

Stante gli incarichi che vanno portati a termine e che si possono lasciare solo alla fine, ne esistono altri che possono essere lasciati strada facendo. La differenza risiede nella centralità della nostra persona e della nostra professione rispetto al progetto stesso.

Spesso, una posizione centrale equivale ad un accordo firmato dove ci si impegna a rispettare determinate clausole di presenza e rescissione. In questo caso, la motivazione entra in conflitto con gli obblighi professionali.

Ti spinge ad un livello superiore di maturità, autodisciplina e coraggio.

  • Quali sono i tuoi margini di manovra per migliorare la tua situazione e trovare maggiore soddisfazione?
  • Cosa ti renderebbe più sollevat* nel ricoprire il tuo incarico?
  • Se si tratta di un progetto che puoi chiudere o abbandonare senza complicanze, cosa ti tiene ancora attaccata? Qual è l’idea alla base che non ti permette di chiudere?
  • Cosa significa, per te, chiudere un progetto?
  • Qual è la tua idea di fallimento e quanto la avvicini alla chiusura di un progetto?
  • Quali sono le parole che utilizzi di più nel raccontare la storia professionale del progetto e che cosa evocano, come aspettativi, bisogni e desideri, quando le pronunci?

Coltivare la motivazione dentro di te

La motivazione è il fuoco propulsore che anima gli intenti. Ti appartiene anche se, venendo in contatto con le persone, può subire contraccolpi. La motivazione riguarda solo te, il tuo centro più profondo. Può avere ricadute sugli altri ma tu resti il centro, il timone è nelle tue mani.

Motivazione fa rima con obiettivi e, obiettivi, vanno di pari passo con un check costante e cadenzato. Da questo check nasce la tua cura di te. Motivazione altro non è che dare attenzione, con amore, ai propri desideri. Puoi perfezionare e puoi scegliere partendo dall’ascolto che riservi a te stess*.

Da qui, da questo amore, possono nascere tutte le tue migliori strategie per vivere meglio il progetto in cui hai investito tanto.

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