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Cane Libero: perché la startup non verrà realizzata

Cane Libero è stata la prima idea di startup che ho portato nel percorso di validazione proposto da Grownnectia SRL. Validare un’idea di startup significa metterne in discussione i presupposti affinché sia il mercato stesso a decretare se c’è uno spazio oppure no.

Cane Libero era l’idea di un’applicazione multiutente, che avrebbe dovuto aiutare i proprietari di cani a vivere la natura in sicurezza, con il proprio cane sciolto. L’app avrebbe dovuto essere di allert e di responsabilità civile verso terzi. Lo scopo era incentivare comportamenti socialmente utili nei contesti dove la libertà regna sovrana (indipendentemente dalle leggi).

Prima di conoscere perché questa idea non verrà realizzata, ti invito ad iscriverti alla mia newsletter per sapere in anteprima ogni eventuale sviluppo.

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Il sondaggio Cane Libero

Cane Libero nasce da alcuni presupposti pregiudiziali (certezze non avvallate da dati statistici certi):

  • Chiunque abbia un cane tiene alla sicurezza durante le uscite con il proprio animale
  • Chiunque abbia un cane di taglia grande è interessato a sapere in anticipo se ci sono altri cani liberi nel suo tragitto
  • Ogni cane ha dei documenti e delle esigenze burocratiche che possono essere tenute in ordine in un unico luogo
  • Ogni luogo selvatico nasconde dei pericoli e, conoscerli in anticipo, può agevolare la sicurezza di persone e pet

Nel percorso di validazione della mia idea di startup, ho messo in discussione ognuno di questi assunti attraverso questo sondaggio anonimo (ancora aperto se vuoi partecipare!), a cui hanno risposto 118 persone. Ho chiesto ad un target selezionato mediante sponsorizzata Facebook e contatti diretti, qual era il loro pensiero riguardo agli assunti di cui sopra. Ed ecco le sorprese!

Questa prima tranche di risposte mi ha fatto capire che esiste:

  • il problema dei morsi in natura fra cani liberi
  • la scelta delle persone di liberare il proprio cane anche se non ha il richiamo e sa ha atteggiamenti aggressivi o insicuri verso gli altri cani
  • molti cani non vengono mai liberati perché la persona non vuole assumersi la responsabilità di imparare a gestirli in sicurezza o di modificare i propri comportamenti per instaurare una relazione migliore con l’animale
  • la consapevolezza che esistono delle regole riguardo la gestione del proprio animale domestico ma non tutti le seguono

A livello di emotività e percezione, esiste la paura dell’aggressione ma, come confermeranno i dati e le interviste realizzate di persona, alla paura non fa seguito l’azione. C’è solo la speranza che gli altri si comportino diversamente, facciano meglio, usino la museruola. Vedremo fra poco come le persone si “assumono” la responsabilità della libertà del proprio cane in natura.

Da questo punto in poi, il sondaggio vede un testa a testa costante e statistico che alterna si/no, mi interessa/non mi interessa. Fino all’approdo su queste risposte. Delle 118, quelle che hanno palesato uno strumento digitale come un’applicazione sono meno dell’1%.

Tutti gli altri input generati dagli utenti riguardano oggetti tascabili (un coltello addirittura!), l’educazione civica, l’educazione cinofila, le aree recintate, il controllo dagli organi preposti.

Nessuno ha citato neanche uno dei nomi dei concorrenti che l’applicazione avrebbe avuto e nessuna delle persone intervistate di persona conosceva l’attuale app in commercio per sapere se ci sono cani liberi con proprietario in zone cittadine. Forse a nessuno è venuto in mente di citarla o forse nessuno la usa.

Infine, il sondaggio si chiude cercando di trovare risposte più nette, anche se libere, riguardo alla gestione dei cani in libertà, ai bisogni, alle speranze, ai desideri delle persone.

Non avendo trovato un netto riscontro favorevole o contrario verso l’idea, mi sono spostata sulle interviste di persona dei proprietari di cani. Ho parlato con 10 persone in maniera approfondita e, le risposte erano molto simili a quelle fornite dalle persone nel sondaggio. Niente che mi rimandasse effettivamente ad un pubblico caldo e pronto all’acquisto dell’app, se fosse esistita l’indomani.

Cani mordaci in Italia: gli ultimi dati

Mi sono quindi chiesta, a livello statistico, se esiste una banca dati ufficiale sulle morsicature in Italia (quantità, grado, tipologie etc.) ma questi dati non vengono censiti. Sono noti, parziali, ai singoli veterinari ma non compaiono in una banca dati nazionale e pubblica.

Però ho trovato questi dati:
Secondo l’indagine “Cani mordaci in Italia”, prodotta da Diego Cattarossi e Francesca Martussi, medico veterinario e professore associato Facoltà di Medicina Veterinaria, Università di Padova, prendendo in considerazione l’arco temporale dal 1994 al 2004, sono state 662 le morsicature di cane sull’uomo. [Fonte Indagine]

Il Pastore Tedesco, cane che, secondo l’indagine prodotta dal Dott. Cattarossi e dalla Dott.ssa Martussi aveva totalizzato, nell’arco temporale 1994 – 2004, ben 229 morsicature in Italia. Il setter, secondo la classifica delle tipologie più morsicatori, aveva totalizzato 10 morsi mentre il Labrador 13 nel decennio di studio. Troviamo inoltre il Chihuahua, il Rottweiler e il Segugio Maremmano. 

Relativamente ai morsi, non vengono conteggiati i dati originati da: 

– cani meticci; 

– cani di razza non certa; 

– cani con evidenti disturbi organici predisponenti; 

– cani che abbiano subito uno specifico addestramento volto ad esaltarne l’aggressività; 

– razze non riconosciute da alcun Ente Cinofilo Ufficiale.

Secondo l’indagine, all’epoca i cani che avevano effettuato almeno cinque morsicature afferivano alle razze Jack Russel Terrier, Volpino Italiano, Pastore Maremmano, Chow-chow, Pechinese, Bassotto

Randagismo: un problema reale

Secondo il rapporto LAV 2018, nel 2017 il numero dei cani presenti nei canili rifugio sia diminuito del 23% rispetto al 2006, è aumentato del 9,26% rispetto al 2016: oltre 7.300 unità. Il maggiore aumento di presenze si ha in Abruzzo con 2.711 cani in più (+248%), Lazio +2.693 (+40%) e Sicilia + 2.356 (+22%). Le discrepanze tra Nord e Centro-Sud Italia sono molto evidenti: Oltre 7 cani su 10 presenti nei canili rifugio si trovano nel Meridione, senza considerare il numero degli animali vaganti sul territorio. Dei 115.000 cani presenti nei canili rifugio, 82.342 vivono al Sud e nelle Isole, 17.336 nelle regioni del Centro e 15.188 al Nord.

L’abbandono dell’animale presso suolo pubblico, la fuga, la cattiva gestione producono degli effetti tangibili sulla sicurezza delle persone e degli altri cani di proprietà durante le esperienze extra casalinghe. I cani vaganti possono causare incidenti stradali, nuocere alla fauna selvatica, combattere fra loro, entrare nel racket dei combattimenti, mordere i cani di proprietà, ibridarsi con il lupo selvatico.

Purtroppo non esistono dati ufficiali che conteggiano il numero dei morsi su altri cani e persone che i randagi italiani effettivamente agiscono ogni giorno. Questo ovviamente non vuol dire che tutti i randagi mordono ma che possono accadere incidenti laddove la situazione generale sociale è più complessa.

Il Proprietario moderno

La 13/ma edizione del Rapporto Assalco – Zoomark pubblicata nel marzo 2020 stabilisce che in Italia ci sono 60,3 milioni di persone in Italia, che possiedono 60,2 milioni di animali d’affezione, 7 milioni dei quali sono cani

Il mercato del pet food ha registrato una crescita del +2,8% rispetto al 2019 per un totale di 556.424 tonnellate vendute. La maggioranza (58%) dei proprietari degli animali da compagnia vive in un appartamento. Il 55% ha bambini o ragazzi in famiglia, a prescindere dalla specie di pet che ospita. Le famiglie dei proprietari di animali da compagnia sono, secondo il report, composte mediamente da un numero più elevato di membri rispetto alla media nazionale: hanno una media di 3,4 componenti, dato notevolmente superiore ai 2,3 componenti della media nazionale italiana. tra i proprietari intervistati, infatti, la media è di 2,16 animali da compagnia posseduti. 

L’attenzione per il benessere dell’animale d’affezione è a prescindere sia dalla specie e sia dalla tipologia dei prodotti che vengono acquistati: tendiamo a ‘viziare’ i nostri pets sia che si tratti di alimentazione (alimenti industriali confezionati per il 96,97%) accessori (specie quelli che favoriscono l’autonomia del cane e del gatti e il loro sviluppo mentale), igiene, snack e Internet è il primo canale d’informazione per valutare e confrontare tra di loro i prodotti prima dell’acquisto.

L’innovazione nel mondo degli accessori passa anche attraverso dispositivi elettronici che forniscono un aiuto al proprietario del pet sfruttando la tecnologia: ecco così molto forte quest’anno la tendenza all’interesse di acquisto di lettiere autopulenti per i gatti, pettine elettronico per la pulizia del pelo e l’eliminazione dei parassiti, collari con GPS per fido e micio. [Fonte: Ansa.it]

Un altro elemento che accomuna la maggioranza dei proprietari di pet è l’uso di internet come fonte principale d’informazione per valutare e confrontare i prodotti. In particolare, i padroni di cani e gatti che dichiarano di affidarsi al web prima di comprare accessori o cibo sono rispettivamente il 60% e il 65% del totale, tra i proprietari di piccoli mammiferi arrivano al 67%.

Tra i possessori di cani o gatti di razza, inoltre, il 37 e il 46% rispettivamente dichiarano di raccogliere informazioni dai siti delle aziende produttrici. I petshop gdo, riferisce il Rapporto Assalco-Zoomark, hanno generato nel 2019 un fatturato pari a 20,7 milioni di euro, per una quota di mercato sul petfood dell’1%. L’e-commerce, invece, ha totalizzato vendite per 13,1 milioni di euro (sempre nel petfood): il peso sul mercato complessivo è ancora marginale (0,6%), ma rispetto al 2018 l’online mette a segno una crescita del 57% che obbliga a tenere sott’occhio questo canale. [Fonte: Assalco – Zoomark 2020]

Cane Libero: cosa mi ha portato a scegliere di non realizzare la startup?

Realizzare una startup significa sostenere dei costi, chiedere finanziamenti, dare garanzie, produrre utili e, con i dati in mano, niente di tutto questo poteva essere plausibile. Cane Libero, visti i numeri esigui delle persone a cui effettivamente sarebbe servita e avrebbe utilizzato un app del genere, sarebbe stato un investimento in perdita. Un investimento richiedente enormi quantità di denaro per la realizzazione, la pubblicizzazione, il marketing, l’educazione civica martellante prima di poter ottenere dei riscontri economici apprezzabili.

Realizzare una startup non è solo realizzare un’app.

E’ aprire una società, costruire relazioni con business angels e finanziatori a vario titolo, avere dipendenti, trovare un team idoneo.

Io non ho trovato un team idoneo e realizzare tutto questo da sola era impossibile perché, per ottenere la qualifica di startup, avrei dovuto lavorare insieme a minimo altre tre persone, nei ruoli chiave ( operativo, amministrativo, sviluppo). Non ho voluto attivare la burocrazia per l’apertura di una SRL, visti i presupposti.

Cosa mi ha insegnato Cane Libero

Mi ha insegnato che il mercato decreta il successo o l’insuccesso di un’idea e che è bene sempre ascoltarlo prima di cimentarsi nelle imprese creative, che di pancia ti sembrano buone ma poi… non interessano ad un numero sufficiente di persone per farci business.

Questa, forse, un giorno potrà essere realizzata ma, se guardo ai panorami italiani, se guardo alle sconfinate distese erbose a perdita occhio che esistono in Italia, penso che oltre alla paura, non sia necessaria la mia app.

Penso serva di più una crescita qualitativa dei servizi cinofili e dei risultati che effettivamente i percorsi educativi propongono alle famiglie.

Se ne vuoi parlare scrivimi a [email protected] !

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